Si chiude ufficiosamente la gestione Powell della Federal Reserve. Il mercato azionario in questi otto anni ha conseguito una performance annualizzata del 14.7%, senza considerare i dividendi. E si può ancora migliorare nei mesi a venire.

Due sono stati ieri gli eventi esogeni al mercato, in grado di impattare in prospettiva sulle sorti dei listini azionari. Il primo riguarda la clamorosa uscita degli Emirati Arabi Uniti dal cartello dell’OPEC. La decisione segue analoghi disimpegni negli anni passati da parte di Indonesia (2016), Qatar (2019), Ecuador (2020) e Angola (2024). In questo caso però si tratta di un membro storico, titolare del terzo output del blocco, dietro Iraq e Arabia Saudita, con 3.6 milioni di barili al giorno.
La mossa al momento è simbolica, data la sigillatura dello Stretto di Hormuz. Ma è ragionevole assumere che il disimpegno riduca ulteriormente la capacità del cartello di incidere sulla produzione e dunque sui prezzi del greggio, considerata la possibilità che altri membri (Kazakhstan e lo stesso Iraq) possano seguirne le orme. Nell’immediato però la decisione di Abu Dhabi è potenzialmente bearish, perché dissuade i produttori americani dall’incrementare l’output, proprio nel ragionevole timore ritorni di prospettici meno gratificanti.

Il secondo evento ovviamente è stata l’inaugurazione verosimilmente della ultima riunione del braccio operativo della Fed sotto l’amministrazione Powell. Dall’ultimo FOMC del 18 marzo Wall Street è salita dell’8.3%: si tratta della terza migliore prestazione intermeeting dal 1994. Powell sarà ricordato come il governatore che ha presieduto FOMC days dal ritorno medio meno brillante, con una performance di appena lo 0.04%. Al contempo però, durante gli oltre otto anni di regno alla guida della Fed, lo S&P500 ha messo a segno un saldo medio annualizzato del 14.7%, che batte nettamente le gestioni Yellen (+13.4%), Bernanke (+6.45%) e Greenspan (+10.06%).
Si può dire che Powell mancherà a molti investitori, tenuto conto oltretutto dell’incertezza che caratterizza tipicamente i passaggi di consegne.

Il bilancio di questo mese di aprile è stato particolarmente lusinghiero, con un saldo prossimo a doppia cifra percentuale, e fa ben sperare per i prossimi sei mesi, come dettaglieremo nel rapporto sulla stagionalità che sarà reso disponibile per gli abbonati domani. Del resto, il Sell in May ha prodotto una performance negativa nel semestre maggio-ottobre, in solo un’occasione negli ultimi 14 anni: molti investitori ignorano questa schiacciante evidenza statistica.
Un altro dato che merito il dovuto approfondimento in altra sede, riguarda il conseguimento di un nuovo massimo storico su base mensile in questo mese di aprile. Storicamente si contano 17 precedenti: il Rapporto Giornaliero di oggi mostra quelli più recenti. Nei prossimi giorni mostreremo la mappatura di mercato che emerge da questo eccezionale setup.