In Italia si discute molto se il range storico in cui gli indici sono intrappolati da dodici anni, sia finalmente destinato ad essere superato verso l’alto. Si tratta però di una questione di lana caprina, che trascura colpevolmente un dato determinante.

Il consolidamento dei mercati azionari, atteso a partire dal mese di maggio, non ha impedito il conseguimento di confortanti performance nell’ottava appena conclusasi. A consuntivo, la capitalizzazione dei listini mondiali cresce di ulteriori 2.2 trilioni di dollari, con l’indice MSCI All Country World che stacca nella versione equiponderata il miglior saldo delle ultime 15 settimane. Gli investitori ancora una volta ringraziano.

Soprattutto, esce ridimensionato chi prescriveva, con noiosa ripetitività, ad inizio mese di sbarazzarsi di tutte le azioni (peccato non averne prima caldeggiato l’acquisto...): il “Sell in May” producendo un saldo positivo, per l’ottava volta negli ultimi nove anni, ed in 14 degli ultimi 19 anni, come leggiamo dal rapporto sulla stagionalità per il mese di giugno appena pubblicato. Basta molto poco, per acquisire un vantaggio rispetto al mercato: è sufficiente studiare la storia...

Prendiamo lo S&P500: nei primi cento giorni di quest’anno il benchmark americano ha messo a segno un guadagno dell’11.7%. A testimonianza della eccezionalità di questa annata, si consideri che è soltanto la terza volta dal 1999 che l’indice USA guadagna a doppia cifra percentuale a questo punto dell’anno. Dal 1950 questa performance è stata conseguita in tutto 20 volte: è di estrema rilevanza strategica la considerazione della performance di mercato che in simili circostanza è stata conseguita fino alla fine dell'anno. Rimandiamo al rapporto di oggi per i dettagli.

In Italia si discute molto se il range storico in cui gli indici sono intrappolati da dodici anni, sia finalmente destinato ad essere superato verso l’alto. Si tratta però di una questione di lana caprina, che trascura colpevolmente il consistente flusso cedolare erogato dalle società quotate in questi 12 anni.

L’indice Total Return, infatti, vanta una ben diversa conformazione, con l’All Share mossosi elegantemente in tutti questi anni all’interno di un canale inclinato verso l’alto. L’obiettivo di eclissare il massimo di inizio 2020, dato per scontato all’indomani del superamento dell’ultimo diaframma a 23000 punti di MIB, e ora a portata di mano; è questione già risolta sulla misura della performance complessiva di Piazza Affari.

Il problema è ora appurare le sorti del mercato, alle prese con l’ostacolo primario raggiunto la passata settimana.