Non andare contro la Fed e il mercato. Un mantra che ogni investitore di successo ha ben scolpito nella mente. Eppure c'è chi disattende questo imperativo: perdendo i 3/4 delle potenzialità esprimibili dalle borse nel lungo periodo.

La successione ciclica proposta l’altro ieri, ha indotto un cauto ripiegamento da parte degli indici azionari americani. È stata, quella di ieri, la seduta del mean reverting: hanno brillato energetici e finanziari, mentre i tecnologici hanno pagato pegno. In altre parole, le società più sacrificate nelle ultime tre settimane ieri si sono difese meglio, mentre quelle più gettonate sono risultate oggetto di realizzi da parte degli investitori.
Per la prima volta dopo tredici sedute, lo S&P ha chiuso sotto l’apertura, confermando la sensazione di una fisiologica fase di decantazione, al cui termine riprenderà la marcia verso nuovi massimi. Con ogni probabilità, il picco del 2021 non è stato ancora conseguito: le prescrizioni contenute nel 2021 Yearly Outlook di inizio anno essendo ancora di attualità.
Investire in borsa dopotutto non è così difficile: basta evitare di compiere stupidaggini. Il buon senso paga, dati alla mano: Ned Davis Research ha sintetizzato una strategia che potremmo riassumere in termini di “Don’t fight the Fed, and the tape”. Vale a dire, è stupido mettersi contro le banche centrali, ed ignorare la tendenza di mercato. Questo principio imporrebbe ad esempio di non andare mai short quando le quotazioni si collocano sopra la media mobile a 200 giorni, e long quando vi navigano sotto.

Provare per credere: dal 1968 ad oggi essere investiti quando lo S&P500 – nella versione total return – si colloca sopra la propria media annuale, con i tassi di interesse in declino (rendimento Commercial Paper transitante sotto la media a 10 mesi) avrebbe prodotto un ritorno medio annualizzato del 18.2%. Questa condizione è in essere ininterrottamente da due anni.
Viceversa, quando la politica monetaria non è così’ accomodante, e la tendenza di mercato risulta al contempo formalmente negativa; i ritorni annualizzati sono stati sensibilmente inferiori: appena +4.5% negli ultimi 53 anni. Un quarto dello scenario migliore attualmente vissuto.
Naturalmente non vi è garanzia di ottenere eguali performance nel futuro; ma il concetto alla base è solido e condivisibile. Nel caso specifico, lo S&P è in indiscusso uptrend fino a quando si manterrà sopra il supporto dinamico visualizzato nel Rapporto Giornaliero di oggi, e che negli anni recenti ha compiuto un lavoro spettacolare di contenimento delle correzioni negli uptrend, e di consacrazione dei ribassi (vedasi febbraio 2020).