Dopo l'attivazione del December Low Indicator, motivo di ragionevole timore, ancora non si assiste ad una piena capitolazione degli investitori, e questo tarda il momento della formazione di un eventuale bottom di mercato.

Le riunioni delle banche centrali di Eurozona e Giappone seguono la scia fornita dalla Fed, con un nulla di fatto in attesa degli sviluppi macro della perdurante chiusura dello Stretto di Hormuz, prossima alla terza settimana. A Francoforte il direttorio della BCE ha rivisto verso l’alto (da 1.9 a 2.6%) le previsioni di inflazione per il 2026, e al ribasso di tre decimi di punto la previsione di crescita del PIL per quest'anno. Nondimeno i rendimenti dei titoli di Stato sono decollati, dopo la diffusione di un orientamento a favore di un aumento del tasso sui depositi già a partire dalla riunione di aprile.
Paradossalmente, mentre le attenzioni di tutti sono rivolte al mercato azionario, è quello obbligazionario ad avere la peggio nel corrente clima di incertezza. In Europa lo Stock/Bond ratio è salito ieri ad un nuovo massimo pluriennale, con le vendite che colpiscono in modo particolare il reddito fisso, in un contesto umorale comunque vistosamente deteriorato.

AAII rivela che i ribassisti fra i piccoli investitori sono ora più della metà del totale: il 52% del campione, a fronte di un 30% di Tori; per uno spread sceso questa settimana ai minimi degli ultimi dieci mesi. Questo, a fronte di uno S&P500 che cede poco più del 5% dai massimi assoluti, e con un Dow Jones in calo a marzo dopo però una eccezionale sequenza di dieci mesi positivi di fila.
Questo, non per sminuire la minaccia dell’attuale configurazione di mercato. Una settimana fa gli indici azionari USA hanno chiuso sotto il livello più basso di dicembre, attivando per l’appunto il December Low Indicator, che incute un ragionevole timore. Il ribasso è mitigato dalla notevole tenuta del settore tecnologico, che contiene i ripiegamenti dell'indice; ma ancora non si assiste ad una piena capitolazione degli investitori, e questo tarda il momento della formazione di un eventuale bottom.

Nel frattempo però più del 40% del paniere delle azioni degli indici di finanziari, Tech e Consumer Discretionary americani, ha conseguito una formale condizione di bear market: per essa intendendosi un ripiegamento di oltre il 20% dai rispettivi massimi. È un setup che conferma le contraddizioni di mercato, ed invita in prospettiva a non considerare il bicchiere mezzo pieno per mero partito preso.
Oggi è giornata di scadenze tecniche trimestrali, ed eccezionalmente Wall Street conseguirà un saldo negativo in una ottava altrimenti storicamente benigna. Da di che pensare. Al pari del fatto che quello che risulta tipicamente il semestre aureo novembre-aprile, al momento vanta una performance per lo S&P del -3.4%. Un saldo peggiore negli ultimi 15 anni è stato conseguito soltanto una volta, nella primavera del 2022...