A Wall Street è stato anomalo non tanto il rally di gennaio, quanto il crollo che l'ha preceduto. A Piazza Affari invece un mese di gennaio brillante è quasi ordinaria amministrazione...

Dopo quattro settimane positive di fila, Piazza Affari si concede uno stop. La sequenza ricorda per durata quanto sperimentato un anno fa, in occasione del massimo di gennaio da cui partì una correzione durata oltre un mese, prima dell'illusorio picco di maggio 2018. Tiene dunque la resistenza, ma in fase calante l'indice MIB non si spinge oltre il long stop giornaliero. Permane dunque una condizione di stallo, nel breve periodo, con la borsa italiana che contabilizza il miglior gennaio degli ultimi quattro anni; non di più: perché il decennio corrente è risultato infausto, nel primo mese dell'anno, in soli 2 casi su 9.
Wall Street nel frattempo si mantiene nell'orbita della media mobile a 200 giorni, marginalmente superata dallo S&P500. La reazione furibonda successiva al minimo pre-natalizio, incontra ora un ostacolo il cui superamento produrrebbe un upgrade di prospettive per la borsa americana; inducendo un re-ingresso parziale, ma doveroso. Il profondo ritracciamento delle ultime settimane produce il riallineamento dello S&P500 rispetto al percorso tipico dei bear market americani. Si fa riferimento non tanto alla definizione formale di contrazione superiore al 20% dai massimi, sfuggita per un soffio: quanto alla definizione fornita da Ned Davis Research, di cui ci siamo occupati nel 2019 Yearly Outlook (pagina 123). Come si nota dal Rapporto Giornaliero di oggi, l'anomalia è stata costituita non tanto dal recupero recente, quanto dal crollo che l'ha preceduto. Sta di fatto che il rally ha riallineato lo S&P500 all'andamento tipico di tutti i (20) bear market post-bellici; per cui ora, pur avendo conseguito buona parte della flessione suggerita dalla storia, ci aspetterebbe un ulteriore declino nei tempi e con la profondità descritti in figura. Vedremo molto presto se questo scenario troverà concretizzazione.