È in bilico il saldo per lo S&P500 di novembre, a poche ore dalla fine del mese. Wall Street nonostante tutto si colloca in coda al ranking per performance da inizio anno, mentre la Fed è attesa fra una decina di giorni ad un nuovo taglio dei tassi.

Si chiude oggi un mese rocambolesco per i mercati azionari: iniziato con una persistente sequenza di segnali negativi da Hindenburg Omen, attraversato dai palesati timori di stabilità espressi dai vertici assoluti di Goldman Sachs e Morgan Stanley, e conclusosi con un altro setup che si va delineando, come commentato nel Rapporto Giornaliero di ieri. Sullo sfondo, il potenziale congelamento del conflitto in Ucraina, una stagione delle trimestrali di gran lunga superiore alle pur esigenti aspettative della vigilia, e la definizione di una maggioranza favorevole all’ulteriore easing in seno al direttivo della Fed che si riunisce fra una decina di giorni.

Wall Street ha prontamente registrato queste continue fibrillazioni: con una perdita da inizio mese che ha sfiorato il 5%, prima di ridimensionarsi a nulla o quasi. Beffardamente per gli Orsi, sarebbe sufficiente stasera chiudere a +0.5% per neutralizzare il lieve disavanzo. In tutta la storia della borsa USA, sarebbe soltanto la terza volta che a novembre si registri un saldo positivo dopo un drawdown superiore al 4.0%. I precedenti risalgono al 2012 ed al 2022. Otto mesi dopo lo S&P500 avrebbe guadagnato rispettivamente il 19 ed il 12.5%. Niente male...
Più significativamente, un ulteriore piccolo sforzo consentirebbe alla borsa americana di inanellare il settimo mese positivo di fila. In questo caso la casistica storica è ben più ampia: 15 precedenti, di cui l’ultimo ad agosto di quattro anni fa. Ne parliamo più dettagliatamente nel rapporto di oggi.

Quasi grottesco come, a fronte di questa eccezionale prova di continuità, lo S&P500 risulti al momento soltanto 18esimo nel ranking delle performance da inizio anno delle prime 30 borse al mondo per capitalizzazione: con un saldo superiore al 15%, ma in una classifica che vede primeggiare le borse di Corea (+66%), Israele (+42%) e Spagna (+41%).
L’Europa era partita in questo 2025 con il piglio giusto, ma ha perso per strada i listini delle economie maggiori: dietro la Spagna si piazza... Piazza Affari, all’ottavo posto, con un guadagno del 26%; e poi nulla fino a metà classifica, con un DAX inizialmente brillante, poi contraddistinto da una estenuante fase laterale.
Il MSCI EMU aveva iniziato aggredendo la resistenza dinamica che da diversi lustri lo costringe alla sottoperformance rispetto al resto delle borse mondiali: venendone però respinto. Non è ancora detta l’ultima parola ma, evidentemente, è stata persa una nitida opportunità per ribaltare un down trend di forza relativa ultradecennale.