Scontato il taglio dei tassi di stasera, la Fed manterrà comunque di fatto una politica monetaria distensiva. Laddove non dovesse bastare, il governatore Powell sarà messo "sotto tutela" dalla Casa Bianca. Lateralità attesa fino alla fine della sett... Continua...
Indici di diversa natura e latitudine salgono a nuovi massimi storici. S&P500 in guadagno di 200 punti da quando Jamie Dimon ha avvistato uno scarafaggio. Gli spauracchi autunnali sono stati ampiamente riportati. I fattori invece favorevoli, perlopi... Continua...
Dicembre sulla scia del confortante recupero di fine novembre. Wall Street e buona parte dei listini azionari mondiali a ridosso dei massimi assoluti, mentre più del 90% delle banche centrali al mondo è in modalità dovish. Continua...
La Advance-Decline Line dello S&P500, indifferente all'ombra delle megacap tecnologiche, sale ad un nuovo massimo storico: confermando l'ampiezza del bull market. Nel frattempo sopraggiungono, tardivi, i dati macro, mentre la Fed sta per tagliare di nuovo.
Dopo un finale di novembre sfrenato, le borse appaiono riflessive in questo primo scorcio dell’ultimo mese di un anno che comunque andrà in archivio con non pochi rimpianti. Le cronache narrano di operatori in attesa dei dati macro che sopraggiungeranno tardivi oggi e nelle prossime sedute; con una attenzione particolare per il deflattore dei consumi di settembre, atteso per dopodomani.
Dubitiamo però che il mercato si sia mosso per due mesi senza avere una idea della misura dell’inflazione ufficialmente preferita dalla Fed. Questo shutdown ha ribadito ancora una volta come sia l’economia reale a dipendere dai mercati per via dell’effetto ricchezza e per la definizione delle condizioni finanziarie complessive; non il contrario: i dati macro essendo già stati ampiamente scontati nel momento del loro rilascio.
Fra una settimana invece il braccio operativo della Federal Reserve taglierà il tasso ufficiale per la terza volta quest’anno, dopo gli interventi di settembre e di fine ottobre; per la sesta volta nel corrente ciclo monetario distensivo. I pronunciamenti recenti lasciano intendere una prevalenza delle “colombe” rispetto ai falchi in ragione di 7 a 5. Ma le opinioni divergono radicalmente: la disciplina che ha contraddistinto la banca centrale americana dai tempi di Greenspan è ormai un lontano ricordo, e non è detto che sia un male.
Certo chi ha inserito un cuneo nel direttorio nel tentativo di forzare verso il basso il costo del denaro, potrebbe vedere la manovra ritorcersigli contro: quando a maggio il successore di Powell, tanto gradito ai mercati quanto leale verso la Casa Bianca, finirebbe per essere soltanto uno dei 12 membri votanti, alla pari con tutti gli altri.
Il mercato come detto osserva gli sviluppi esogeni con fare compassato. D’altro canto, dopo sette mesi positivi di fila, lo S&P500 potrà pur concedersi una riflessione prima di ripartire. Questa volta, a tirare il fiato risultano soprattutto i temi più caldi dell’anno, con le Magnifiche Sette che sottoperformano il resto del listino da un mese, e con lo “S&P 493” prossimo a migliorare i massimi assoluti. D’altro canto, la Advance-Decline Line del benchmark USA, di recente a sua volta è salito ad un nuovo picco assoluto: e questo testimonia come, dietro l’ingombro rappresentato dalle megacap del settore tecnologico, ci sia vita e vitalità.