Per la 24esima settimana positiva la raccolta netta è favorevole ai titoli di Stato. Questo, nonostante una performance total return da inizio anno negativa. L'Equity invece accumula continue plusvalenze; ma non eccita l'immaginazione: meglio così.

Ancora una volta il rapporto mensile sull’occupazione negli Stati Uniti, frantuma aspettative sistematicamente caute sullo stato di salute dell'economia americana: come già occorso in 24 degli ultimi 29 mesi. I nuovi posti di lavoro a maggio negli USA addirittura superano persino la stima più ottimistica sfornata dai 77 economisti interpellati da Bloomberg prima del rilascio del dato.

Prontamente il mercato ha incorporato le nuove informazioni. Il GDPNow è passato da una proiezione di crescita reale nel secondo trimestre dell’1.8% reale, al 2.6 e venerdì al +3.1%. Altro che recessione imminente. Il fenomeno ora è di natura globale: il PIL 2024 è atteso ora ad un’espansione del +3.0%, dal +2.6% di inizio anno. Al mini-boom economico americano, si aggiungono ora stime crescenti per Cina ed Eurozona: un passaggio di testimone nel corso dei prossimi mesi, non è più così improbabile.

Di conseguenza si raffreddano le aspettative di taglio dei tassi: non più così cogenti in un’economia tonica e dall’inflazione tuttora sostenuta. Il primo taglio del Fed Funds rate è atteso di nuovo per dicembre (probabilità dell’85 percento), e questo ha mandato di nuovo al tappeto il reddito fisso.

Ma gli investitori, stoicamente non si sono scomposti. Al contrario: i titoli di Stato hanno beneficiato globalmente di una raccolta netta positiva per la 24esima settimana di fila; la seconda più consistente dal 2021. Il -0.4% messo a segno dal mercato obbligazionario da inizio anno, considerando anche le cedole incassate, sta eccitando gli investitori: questa sì che è esuberanza irrazionale...

Il mercato azionario, invece, non esalta le masse, nonostante il +12% abbondante messo a segno dallo S&P500 da inizio anno; poco più del doppio, negli ultimi dodici mesi.

Le argomentazioni a sostegno di una posizione masochista sono sempre le solite. Senza Nvidia, Wall Street da inizio anno guadagnerebbe “soltanto” il 7.9%, senza considerare in questo caso i dividendi. Ma a doppia cifra nel 2024 ci sono già altri sei indici azionari mondiali, considerando le prime 25 borse per capitalizzazione (c’è pure l’Italia). E se è vero che le prime 10 compagnie USA rappresentano il 27% del valore di mercato, è altresì vero che esse forniscono il 70% dei profitti. Per cui, paradossalmente, si può ben dire che siano casomai sottovalutate in virtù del contributo fondamentale.

Piazza Affari rimane a galla, con il FTSE MIB tuttora ben contenuto dall’area della media mobile a 50 giorni. Alla fine di gennaio una condizione simile condusse al decollo del mercato. Ci si chiede se analoga sorta si manifesterà anche a questo giro.