Soltanto nel primo trimestre gli americani hanno intascato qualcosa come 3.7 trilioni di dollari in termini annualizzati, fra interessi attivi e dividendi. Sin troppo facile ricondurre la crescita dei consumi delle famiglie con questo generoso “sussidio” finanziario.

Il rallentamento del ritmo di crescita dell’economia americana, in uno con il raffreddamento delle quotazioni delle fonti di energia (-16% per il petrolio negli ultimi due mesi; -9% nell’ultima settimana); hanno indotto una benigna revisione delle aspettative inflazionistiche, confortando i banchieri centrali.
Adesso il mercato prezza una considerevole probabilità di un secondo taglio del Fed Funds rate nel 2024, con 2 probabilità su 3 che si inizi a settembre. Immediata la reazione del mercato obbligazionario, che sta proponendo ora rendimenti calanti, peraltro in linea con le aspettative del nostro modello previsionale. Alla luce della correlazione diretta che lega bond ed Equity, puntualmente questa dinamica ha innescato una nuova corrente di acquisti a favore del mercato azionario.

Per lo S&P500 si è trattato del 25esimo nuovo massimo storico quest’anno. Premiata la scelta, coraggiosa, di novembre di puntare tutto sull’Equity, allocando mediamente l’80% del portafoglio in quelli che una volta erano definiti mercati “di rischio”. Bizzarro: considerando anche le cedole, negli ultimi dieci anni il mercato obbligazionario ha conseguito una performance reale negativa. Nemmeno l’obiettivo minimo di recuperare l’inflazione è stato conseguito da questa sciagurata (ma qui da anni sottopesata) asset class.
Piuttosto, l’aumento dei tassi di interesse sta provocando un effetto dai più inatteso: come riporta il Wall Street Journal, soltanto nel primo trimestre gli americani hanno intascato qualcosa come 3.7 trilioni di dollari in termini annualizzati, fra interessi attivi e dividendi. Sin troppo facile ricondurre la crescita dei consumi delle famiglie, arrivati a sfiorare il 70% del PIL, con questo generoso “sussidio” finanziario; a fronte di un indebitamento per il 70% rappresentato da mutui ipotecari: a tasso fisso, ancorato ai minimi storici, s’intende...

Se si considera che mai un massimo definitivo di mercato è stato conseguito a giugno, in uno con tutte le considerazioni proposte nei mesi passati; ben si comprende il margine potenziale ulteriore a disposizione degli investitori.
Eppure, apprendiamo dalla CNN che il Fear&Greed si attesta tuttora su livelli men che mediani, ad appena il 45% ieri. La borsa americana è salita ora del 30% dal mitico minimo di ottobre, su cui puntavamo da tempo; eppure il sentiment è neutrale. Fa riflettere non poco.