L'indice delle borse europee poggia su un delicatissimo supporto. O la va, o la spacca: o da qui riparte una reazione che deve essere convincente, o si andrebbe ad una estensione del ribasso. Powell nel frattempo riconosce che l'atterraggio dell'economia sarà "duro".

La Fed di Powell si conferma data dependant. Il governatore della banca centrale americana non si arrischia nell’anticipare i dati: si limita ad attenderne la pubblicazione, prima di trarre conclusioni sotto gli occhi di tutti. Ieri, in una audizione al Senato, il chairman ha riconosciuto la concreta possibilità che l’economia americana entri in recessione, e che l’ipotesi di un soft landing sia «alquanto impegnativa».
Wall Street, che pure aveva iniziato la seduta sotto le migliori intenzioni, è stata raggiunta da realizzi sufficienti a chiudere in marginale ribasso. Nulla di irrecuperabile, tuttavia va ricordato come la settimana successiva a quella di scadenze tecniche di giugno, sia risultata favorevole in appena 3 degli ultimi 19 anni. Nel breve periodo, le probabilità non giocano a favore degli investitori.
Tornando alla Fed, di cui ormai conosciamo bene le mosse per i prossimi sei mesi, il problema principale a questo punto è che gli analisti non risultano più allineati alla prospettiva tutt’altro che vaga di una contrazione del ciclo economico americano. Alludiamo soprattutto alle stime di profitto, che da inizio anno sono clamorosamente migliorate, a fronte di un prodotto interno lordo quasi sicuramente deficitario rispetto al 2021. Una canonica discrepanza, all’inizio di un recessione, che lascia il mercato vulnerabile ad attacchi ribassisti.
In questo contesto le fiammate come quella di martedì devono lasciarci indifferenti. Come si rilevava nel Rapporto Giornaliero di ieri, è abbastanza comune assistere a strappi giornalieri superiori al 2% nei bear market. Ben altro è ciò di cui abbiamo bisogno: segnatamente, un’ampiezza di mercato che confermi il ritorno di interesse esteso a tutte le pieghe del listino; e non rimbalzi velleitari e di corto respiro.
Ma si approssima la fine di giugno, e come sappiamo in questa finestra temporale è atteso un importante minimo. È ancora incerta la tempistica più precisa: lasciamo che siano le prossime sedute a rivelare le intenzioni del mercato.
Questo vale anche per i listini europei che, al pari di quelli d’Oltreoceano, si muovono a ridosso di supporti di evidente rilevanza strategica. Originale la prospettiva dell’Eurostoxx, per un investitore americano: l’indice europeo in dollari ha raggiunto in questi giorni la parete inferiore della formazione entro cui si è mosso per più di un decennio, eccezion fatta per l’effimero strappo rialzista dello scorso anno, poi mestamente rientrato; e prima per lo sfondamento estemporaneo di marzo 2020.
Da qui non è insensato attendersi una reazione che capitalizzi al meglio la sollecitazione dell’argine. Evidentemente, sarebbe non poco grave lo spingersi sotto.