Le fasi di "hold" della politica monetaria sono sempre state storicamente benigne per le azioni. Dopotutto nei 40 anni prima della crisi finanziaria del 2008, lo S&P500 ha conseguito in tutto questo periodo una performance annualizzata superiore al 10%...

Il rilascio della prima, parzialissima proiezione del tasso di crescita del PIL USA nel Q2, ha polverizzato i convincimenti che si andavano radicando fra gli investitori. Siamo passati da un’economia che nel primo trimestre arrancava, ad un reiterato boom economico, con una dinamica superiore al 2.0%, “inspiegabilmente” in ben 7 degli ultimi 8 trimestri. Non è certo un caso che ad una robusta crescita macro, corrisponde una lievitazione micro: con gli utili aziendali che a fine earnings season hanno nettamente battuto le stime (conservative) degli analisti.

Il mercato a termine sconta praticamente una probabilità su tre di taglio a fine luglio, e due probabilità su tre che il Fed Funds rate sia ridotto entro settembre. Ma anche se così non fosse, come rilevato nell’Outlook di inizio anno le fasi di hold sono sempre state storicamente benigne per le azioni: non sarebbe un dramma se i tassi ufficiali fossero mantenuti invariati per tutto il 2024. Dopotutto nei 40 anni prima della crisi finanziaria del 2008, l’inflazione è risultata pari in media al 4% ed i Treasury hanno reso il 7.4%; eppure lo S&P500 ha conseguito in tutto questo periodo una performance annualizzata superiore al 10%...

In una significativa ammissione, ieri un autorevole columnist di Bloomberg, notoriamente "cauto", ha riconosciuto come sia sempre un errore strategico rimanere disinvestiti dal mercato azionario; forte di uno studio dettagliatissimo appena sfornato da Barclays. Non che l’ammissione sia sensazionale; ma costituisce un inevitabile tassello nel processo di capitolazione di ribassisti e scettici sul mercato azionario.
Festeggia Wall Street, con lo S&P500 che celebra la quarta migliore partenza per il mese di maggio della storia. Il precedente più recente risalendo al 2009: il bull market secolare era appena ripartito, ma molti ancora non lo realizzavano...

Ma la borsa americana non è certo l’unica a brillare, in un contesto che vede nuove leadership affermarsi. Ieri l’indice DAX40 e lo Stoxx600 delle principali azioni europee, hanno prevedibilmente toccato un nuovo massimo storico, premiando la decisione maturata sei mesi fa di proporre una allocazione in Equity coraggiosamente superiore al benchmark: nelle ultime 26 settimane l’esposizione in azioni raccomandata dal nostro modello di asset allocation, essendo risultata mediamente superiore al 78% del totale. Tante plusvalenze messe da parte per i momenti meno fecondi.