Fra i vorticosi alti e bassi di quest’anno, il Dow Jones evidenzia una performance non per tutti pacifica: in due anni e mezzo, il ritorno è praticamente nullo. Proprio così: ci troviamo correntemente sotto il massimo di inizio 2018.

La paventata seconda ondata di contagi da coronavirus blocca la ripartenza del mercato azionario, incoraggiata da un flusso di dati macroeconomici rivelatisi sistematicamente – e consistentemente – superiori alle aspettative. Gli osservatori denunciano l’atteggiamento schizofrenico del mercato, capace un giorno di conseguire in taluni casi nuovi massimi storici, e subito dopo di abbandonarsi a vendite incontrollate.

Ma la natura conflittuale del contesto è diventata elemento caratterizzante. Non si può fare a meno di rilevare la presenza di fattori di volta in volta tali da produrre deviazioni anche violente rispetto al percorso di medio-lungo periodo. Per dire, una settimana fa qui è stato fatto notare come l’ottava successiva alle scadenze tecniche di giugno, venendo da un mese dalla performance positiva; storicamente abbia prodotto una virtuale certezza di ritorni negativi. Wall Street inizialmente ha retto bene, salvo soccombere inevitabilmente ai realizzi. Statistica rispettata.

In questo certo giocano il loro ruolo fattori idiosincratici. DFAST non è il nome di un analgesico ad azione rapida; bensì gli stress test disposti dalla normativa Dodd-Frank introdotta dopo la crisi finanziaria del 2008. Una combinazione di verifiche che hanno generato non pochi malumori nel settore bancario, costretto ad una cura dimagrante resasi necessaria dalla prospettiva di diverse centinaia di miliardi di insolvenze attese all’indomani della recessione indotta dal coronavirus.

C’è poi da considerare l’imminenza ormai delle elezioni per il rinnovo del corrente inquilino della Casa Bianca. Biden è dato ormai per favorito, e probabile una cancellazione – integrale? parziale? – dei tagli alle imposte sulle società disposti alla fine del 2017. Come potrebbe il mercato non tenerne adeguatamente conto?

Difatti fra i vorticosi alti e bassi di quest’anno – in ordine temporale inverso rispetto a quanto enunciato... - il Dow Jones evidenzia una performance non per tutti pacifica: in due anni e mezzo, il ritorno è praticamente nullo. Proprio così: ci troviamo correntemente sotto il massimo di inizio 2018, con un saldo soltanto nominalmente positivo rispetto a 130 settimane addietro.

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Siamo in presenza di una fase di accumulazione, o nel bel mezzo della distribuzione? La citata conflittualità emerge in questo caso con tutto il suo fragore. Sarà impresa ardua formulare anche questa volta una previsione attendibile per i prossimi sei mesi dell’anno, in sede di aggiornamento semestrale del 2020 Yearly Outlook.