Brillano tecnologia e small cap ed in generale le società più “dinamiche”. L’ARK Innovation Fund risale del 37% dai massimi di due settimane fa, Game Stop nello stesso tempo raddoppia, salendo in ben 10 delle ultime 11 sedute. Tutto irresistibilmente bene.

Alla fine, anche l’osservatissima parte della curva dei rendimenti americana compresa fra i 2 ed i 10 anni, conosce la temuta inversione, seppure nell’intraday: rilanciando diffusi timori di una imminente recessione. Sul tema ci siamo soffermati approfonditamente negli ultimi giorni, per cui il lettore dovrebbe avere le idee chiare al riguardo.
Il mercato azionario ha comunque salutato con entusiasmo questo nuovo sviluppo: lo S&P500 ha chiuso in territorio positivo per la nona seduta negli ultimi undici giorni, spingendosi ampiamente sopra i 4600 punti: picco della spalla destra di quel testa e spalle, che aveva contraddistinto i precedenti sei mesi, e che ora risulta definitivamente sconfessato.
Soltanto pochi giorni fa si discuteva animatamente circa le implicazioni ribassiste del lugubre incrocio della morte, formalizzatosi sugli indici USA; ed ecco che oggi invece ci ritroviamo con un indice a poca distanza dall’ultimo diaframma che lo separerebbe da nuovi massimi annuali, e dunque storici.

Sembra di essere tornati indietro di dodici mesi. Brillano tecnologia e small cap ed in generale le società più “dinamiche”. L’ARK Innovation Fund risale del 37% dai massimi di due settimane fa, Game Stop nello stesso tempo raddoppia, salendo in ben 10 delle ultime 11 sedute. Tutto irresistibilmente bene.
Certo bisognerebbe anche cercare di risolvere alcune contraddizioni: con le società Growth che tornano a brillare, a fronte di un aumento dei tassi reali, e di prospettive di restringimento monetario sempre più convinte da parte della banca centrale americana. L’apparente fine delle ostilità in Ucraina mette di buon umore, ma non sfugge come il minimo a Wall Street sia stato conseguito proprio il 24 febbraio: giorno dell’invasione dell’esercito di Putin. «Compra sul rumore dei cannoni, vendi al suono della tromba»?

Direbbe di sì la borsa italiana, ieri ritornata nell’orbita della media mobile a 200 giorni, 60 giorni dopo il massimo di inizio anno. Una circostanza che ci fa rammentare questa elegante successione ciclica in essere da due anni.
Ma Wall Street ieri sera è riuscita in un’impresa che mancava da tempo. Al di là dell’irresistibile rialzo, persuade la qualità del medesimo: con l’ADT11 spintosi nettamente sopra l’asticella bullish, che resisteva da ottobre di due anni fa. Le implicazioni sono ben delineate nel Rapporto Giornaliero di oggi, e confermano l'orientamento del nostro modello di asset allocation: salito in precedenza al 50% di Equity in portafoglio. Non molto, ma neanche poco.