Il pessimismo montante è condizione necessaria, ma drammaticamente insufficiente in presenza di una rottura clamorosa come quella che riguarda ora la tendenza rialzista ultradecennale. L'apertura di credito concessa dai mercati alle banche centrali può essere ritirata in ogni momento.

I listini azionari recuperano, rispettando la prescrizione fornita dal Delta System. Powell non ha tradito le attese di rincaro da 75 punti base. Peccato soltanto che la successiva conferenza stampa sia apparsa a ben vedere frustrante e contraddittoria, con affermazioni perentorie subito dopo rovesciate se non smentite. Ad ogni modo, la decisione di ieri spiana la strada ad un analogo intervento per fine luglio: non intervenendo nel frattempo ulteriori release in grado di alterare significativamente la tendenza recente dei prezzi al consumo.
Due sono le novità da rilevare. La prima verte sull’eccezionalità di questo aumento del Fed Funds rate, a fronte di un’economia che procede verso la recessione, stante l’ormai formalizzato bear market. Storicamente la banca centrale americana ha aumentato i tassi di tre quarti di punto 12 volte: in queste circostanze però lo S&P500 vantava una performance da inizio anno mediamente del +15%. Al peggio, ha lamentato un passivo di misura: -3.9%.
Questo dà la misura della sensazione di panico che ha raggiunto le autorità monetarie: che si mostreranno indifferenti alle prospettive di recessione. Ieri il dato deludente sulle vendite al dettaglio ha indotto la Fed di Atlanta a tagliare a zero la crescita attesa per il secondo trimestre; dal +0.9% precedente e dal +2.0% di pochi giorni fa. Si va verso la recessione tecnica, che sarà ufficializzata alla fine del mese prossimo.
La seconda novità riguarda l’orientamento hawkish del direttorio della Fed. Le proiezioni sono ora orientate verso un Fed Funds rate al 3.4% alla fine di quest’anno, dall’1.9% precedente; al 3.8% nel 2023. Ben sopra il neutral rate che ottimizza occupazione e recessione. Ma i mercati per il momento sono inclini a concedere alle autorità monetarie un’apertura di credito. Per ora.
Anche Piazza Affari si è unito al rimbalzo, sfoderando una performance che una volta si sarebbe definita “di altri tempi”. Con un Panic Index a tripla cifra abbondante e con un’ampiezza di mercato ai minimi termini, non sorprende più di tanto questa reazione.
Che sia definitiva, resta da vedersi. L’indice All Share che opportunamente rimuove dal calcolo il settore finanziario, si è reso protagonista di recente di una drammatica rottura, abbattendo la parete inferiore del canale entro cui le quotazioni si sono mosse per tutto l’ultimo decennio ed oltre. Si può certo confidare in una falsa rottura, ma l’onere della prova spetta ai rialzisti e, pur concedendo la possibilità di un pullback, la condizione tecnica è senza dubbio problematica a dire poco.