Nasdaq su massimi storici nonostante tassi in rialzo: crash in arrivo?

Nelle ultime sei settimane, i Treasury USA a lunga scadenza hanno perso più del 4 percento. La narrativa dei ripetuti tagli dei tassi ufficiali si è afflosciata: l'economia gode di ottima salute e non abbisogna di un più contenuto costo del denaro.

Nel frattempo però le quotazioni del Nasdaq sono salite ad un nuovo massimo storico, con l'NDX che sempre in sei settimane è salito di oltre il 4%: una performance specularmente opposta a quella del "TLT".

Mandando in crisi gli autoemarginati dal listino: che speravano nel ripristino della correlazione vigente nel 2022, quando l'aumenta dei tassi penalizzava le società Growth per via della più penalizzante attualizzazione dei flussi di reddito futuri.

Assistiamo invece ad un decoupling: con il Nasdaq che sale, nonostante la crescita dei tassi di interesse. Evidentemente il numeratore (EPS) conta più del denominatore ("i") nell'equazione che spiega il mercato azionario.

Ma questa spiegazione non basta.

Nel passato in un considerevole numero di occasioni abbiamo assistito ad una divergenza nei termini descritti inizialmente. I rialzisti volano sulle ali dell'entusiasmo per tre mesi di performance spettacolari, i ribassisti segnalano una contraddizione potenzialmente fatale.

Chi ha ragione? Ce ne siamo occupati nel Rapporto Giornaliero di oggi, esaminando tutti i precedenti di questo setup, con le conseguenti implicazioni per reddito fisso e Times Square.