Il ritorno dell'azione mediana: cosa implica per gli investitori?

A febbraio è stato conseguito un raro spread di performance a Wall Street.

L'azione mediana della borsa americana, rappresentata dallo S&P Equally Weighted, ha battuto lo S&P500 di ben 4.26 punti percentuali.

Si tratta dell'extraperformance più consistente da aprile 2009, quando è stato conseguito un record assoluto da questa metrica, poche settimane dopo l'avvio del bull market secolare tuttora in essere.

Notevole l'eccezionalità di questo surplus di prestazione dell'azione mediana USA, soprattutto si confrontata con i residui precedenti analoghi: maggio 2003 e novembre 2020: tutti conseguiti in ben precise giunture di mercato.

Questa discrepanza conferma l'indirizzo strategico contenuto nel 2026 Yearly Outlook pubblicato da inizio anno: che ha incoraggiato una diversificazione settoriale e geografica, in un contesto di mercato nel 2026 prevedibilmente più incerto e meno lineare del precedente triennio.

Insomma, il leit motiv di quest'anno si conferma una maggiore capacità di conseguimento di alfa per il portafoglio, a fronte però di una maggiore variabilità ed imprevedibilità.

Oggi sul Rapporto Giornaliero abbiamo fornito la misura definitiva della relazione fra mercati azionari ed eventi bellici, con una proiezione per i prossimi mesi alla luce della crisi in Medio Oriente.

Domani ci soffermeremo su un altro aspetto quantitativo: il lascito di questi primi due mesi, stazionari, per lo S&P500. Insomma, il bicchiere è da vedersi come mezzo pieno, o mezzo vuoto?