In borsa nessuna economia al mondo è rimasta immune alle vendite.
Dopo quattro settimane di questo tormentato mese di marzo, si vanno delineando le differenti sensibilità e reazioni dei listini azionari mondiali ad una crisi nel Golfo Persico che non sembra conoscere soluzione di continuità.
Nell'ambito delle prime dieci economie al mondo, ha la peggio il listino di Francoforte, con il DAX che cede quasi il 12%. Perdita a doppia cifra anche per la Francia.
Performance negative considerevoli anche per India, Regno Unito e Italia.
Wall Street non risulta così immune ai realizzi degli investitori, nonostante il WTI più a buon mercato rispetto al Brent e all'autosufficienza energetica.
Si difendono meglio Giappone, Canada e Cina.
Il Brasile fra tutte le economie del G10 è quello che meglio limita i danni.
Da inizio anno negli Stati Uniti il bilancio settoriale è spaccato a metà: con cunque comparti che guadagnano terreno, capitanati naturalmente dall'Energy, e cinque settori in arretramento; fra cui spiccano finanziari, beni di consumo discrezionale, tecnologia e comunicazioni, tutti in perdita a doppia cifra percentuale.