Le famiglie sono visibilmente preoccupate. E questo non è un male...

Gli investitori in azioni sono preoccupati.

È fisiologico, trattandosi per definizione di mercati "di rischio".

Ed è più che comprensibile, tenuto conto del grave contesto esogeno.

Peraltro, il bull market inaugurato ormai più di sei anni fa ha annulmente proposto un "asteroide" che avrebbe dovuto spazzare via la Terra, e ciononostante lo S&P500 dai 3.300 punti di inizio 2020 agli oltre 7.000 punti recenti; passando per CoViD, aumento brutale e senza precedenti dei tassi di interesse, invasione dell'Europa orientale, crisi delle banche regionali, guerra fra Hamas e Israele, guerra fra Stati Uniti/Israele e Iran, senza dimenticare gli eventi endogeni (concentrazione, sopravvalutazione, private credit, IA, eccetera).

Ma non divaghiamo.

Il punto centrale è che TUTTI gli investitori sono preoccupati.

E questo, paradossalmente, conforta anziché intimorire ulteriormente.

Perché tipicamenter sui massimi che contano le cautele sono messe da parte, la guardia è abbassata, e la fiducia è ai massimi.

Prendiamo un sondaggio periodico come quello condotto dalla Conference Board: alla vigilia dei precedenti massimi storici del 1973, del 1987, del 2000, del 2007 e di inizio 2022, la fiducia dei consumatori risultava sempre crescente e si collocava su livelli sostenuti.

La rilevazione più recente, al contrario, evidenzia una consumer confidence su livelli particolarmente depressi. Certo a livelli di pessimismo mai registrati alla vigilia di un bear market, vista l'esperienza storica.

Insomma la gente è timorosa, scettica e diffidente. E si tiene alla larga dai mercati azionari, preferendo di gran lunga il reddito fisso, quando non il mercato monetario: ritenuti - a ragione o a torto - più "sicuri" dell'Equity. Lo si desume dai disimpegni da fondi ed ETF azionari, e dalla massiccia raccolta netta del mercato obbligazionario.

Non proprio il setup che tipicamente anticipa i massimi assoluti di mercato.