Ancora una volta una tempestiva segnalazione di bottom.

Personalmente apprezzo sempre più gli indicatori di sentiment basati sull'effettivo comportamento degli investitori, che non quelli basati sui sondaggi: che possono catturare percezioni viziate dal contesto esogeno.

Uno di questi "indicatori umani" sempre monitorati nell'analisi quotidiana, riguarda il turnover degli strumenti prediletti dalla speculazione ribassista. Come gli ETF che replicano con fattore -1 l'andamento degli indici azionari.

A Piazza Affari ci sono due popolari ETF che in linea di principio ritornano una performance del +1.0% quando il FTSE MIB a fine seduta si ridimensiona dell'uno percento. In realtà non sono così efficienti, ma conta soprattutto le speranze che in essi ripone la popolazione ribassista di mercato: che si esalta nei momenti sconfortanti provenienti dall'esterno.

Orbene, il 23 marzo il turnover di questi due ETF ha superato la soglia chiave. Ne parlammo tempostivamente sul nostro Rapporto Giornaliero: al pari degli episodi precedenti - qui vediamo quelli occorsi nel corso del 2025 - era l'evidenza che il pubblico retail fosse impegnato nell'assecondare le indicazioni provienienti dai media e dai social: «bisogna mettersi al ribasso, perché il mercato sta per crollare».

Puntualmente, come in passato, quella corsa all'acquisto degli ETF bearish è stato il segnale atteso: il pessimismo aveva appena raggiunto lo zenit, ed ancora una volta una folta proporzione di invesrtitori stava compiendo una scelta fatalmente sbagliata.