In arrivo l'attesa bocciatura dei dazi dalla SCOTUS.

Questa settimana - potenzialmente, domani - la Corte Suprema degli Stati Uniti (SCOTUS) potrebbe esprimersi sulla legittimità costituzionale dei dazi doganali varati lo scorso anno dall'amministrazione Trump in "condizioni di emergenza".

La probabile bocciatura (Polymarket prezza in tal senso una probabilità del 75%) lascerebbe schiusa la possibilità di reintrodurre i dazi doganali sotto altra veste. Stiamo parlando di entrate formalmente non fiscali per 269 miliardi nei dieci mesi compresi fra aprile 2025 ed il mese scorso.

Difficile rinunciare a questi proventi senza provocare un drammatico drenaggio fiscale (le famose "mani nelle tasche dei contribuenti"). Perlopiù in un anno di elezioni di medio periodo. Verosimilmente Trump reintrodurrò le tariffe sulle importazioni sotto veste formale diversa dall'IEEPA del 1977.

Al contempo, rimodulando il prelievo in modo da ridurre l'incidenza complessiva, attualmente a poco meno del 12%, in modo da fornire sollievo alla domanda aggregata.

La politica commerciale adottata non è popolare. Secondo i sondaggi, soltanto il 36% degli elettori repubblicani ritiene che la strategia impiegata produca benefici per le proprie finanze e per quelle pubbliche. Se Trump ignorasse le prescrizioni della SCOTUS, al di là della crisi istituzionali che ciò cagionerebbe, perderebbe ulteriori consensi, con il tasso di approvazione sceso ad un minimo assoluto al 42% del corpo elettorale complessivo.