Trilioni di dollari "bruciati" negli ultimi quattro anni, ma il bull market non tramonta.
Dal 2009 in poi, si è fatta larga una narrazione un po' superficiale e autoassolutoria, che legava le performance spettacolari del mercato azionario globale, ai programmi di Quantitative Easing delle banche centrali di tutto il mondo.
«Stampano moneta come se non ci fosse un domani!», era il mantra ricorrente, accompagnato dalla profezia di un'inflazione dilagante puntualmente negatasi (perché l'accredito dei conti operativi dei primary dealer ad opera della Fed, ritirava titoli dal mercato fornendo agli intermediari finanziari mezzi che erano immediatamente parcheggiati presso l'istituto di emissione, gonfiando le excess reserves. Ma transeat...)
Così, quando dal 2022 in avanti, complice l'inflazione apportata dal regime change macroeconomico, ha reso necessario l'intervento corale delle banche centrali di tutto il mondo, una consistente fetta di osservatori ha tirato un compiaciuto sospiro di sollievo: finalmente il QT avrebbe drenato liquidità, facendo crollare i listini azionari, e rendendo giustizia a quasi tre lustri di cura dimagrante autoimposta.
Così non è andata, e molti oggi si chiedono cosa non abbia funzionato. Il meccanismo non si è rivelato binario: se "creare liquidità" avrebbe favorito l'Equity, "distruggerla" non lo ha penalizzato.
Si è fatta larga una tesi, condivisibile, secondo cui il prosciugamento degli attivi degli istituti di emissione era fenomeno illusorio, legato ad una certa svalutazione del dollaro. In effetti, per omogeneità di comparazione, il volume complessivo degli asset è per convenzione convertito in dollari, come fatto qui in alto.
Ma sterilizzando il fattore cambio, il discorso non cambia: il bilancio delle banche centrali del G10 si è comunque ridimensionato, anche se in misura meno accentuata, scendendo da 36 a 31 trilioni di dollari "costanti".
Con le borse che nel frattempo si sono sensibilmente rivalutate, smentendo l'assunto di partenza.
La morale è che le risposte semplici a questioni complesse affascinano sempre, e forniscono lavoro e intrattenimento a schiere di generosi volontari dell'economia e della finanza.
Purtroppo, la questione è invece maledettamente complessa.