Rendimenti dei GILT in salita vertiginosa come a nessun'altra latitudine.
Quasi dieci anni fa il Regno Unito compiva la scelta avventurosa di «Riassumere il Controllo», votando a maggioranza il disimpegno dall'Unione Europea, nell'ormai famigerato referendum del 23 giugno 2016. Non è andata esattamente come ottimisticamente promesso dagli organizzatori.
La frenata degli investimenti, la caduta della produttività, l'azzeramento dell'immigrazione comunitaria, più che rimpiazzata dall'immigrazione asiatica, il CoViD, l'invasione dell'Ucraina, la dipendenza dall'energia russa ed un rapporto complicato con l'alleato americano, hanno provocato ripercussioni macroeconomiche più dolorose che nel resto dei paesi industrializzati.
Questa settimana il rendimento dei GILT a dieci anni si è spinto sopra il 5.0%, per la prima volta dal 2008. Il costo del denaro è aumentato in tutto il G7, ma a nessuna latitudine nella misura sperimentata a Londra. I creditori internazionali esigono un maggiore premio per il rischio, giustamente intimoriti da un deficit di bilancio superiore al 5% del PIL, da un rapporto fra debito pubblico e PIL che converge minacciosamente verso la tripla cifra, e ora dalla prospettiva di una banca centrale hawkish.
Il 27 febbraio infatti il mercato anticipava due tagli del tasso sui depositi da parte della Bank of England. Tre settimane dopo le prospettive si sono ribaltate, con gli operatori che prezzano due rincari del costo ufficiale del denaro. Le aspettative inflazionistiche difatti si vanno disancorando, con il tasso breakeven a 10 anni risalito al 3.50%. In queste condizioni, le autorità monetarie sono costrette a girare il torchio anche a fronte di un'economia ristagnante.
Sullo sfondo, un esecutivo che non sa che pesci pigliare, con Keir Starmer che secondo i siti di scommesse è appesantito da una probabilità del 68% di non mangiare il Christmas Pudding...