Chi ha ragione? gli investitori in bond, o quelli in azioni?...
Il mercato azionario americano chiude il terzo trimestre sostanzialmente invariato, dopo aver conseguito una superlativa performance nella prima metà dell'anno. Il temuto profit taking non si è materializzato.
Se qualcuno il 1° gennaio ci avesse detto che alla fine di settembre lo Stretto di Hormuz sarebbe risultato chiuso per più di sei mesi, la Fed fosse passata dalla prospettiva di tagliare i tassi all’inaugurazione di un ciclo restrittivo, che il rendimento del T-Note si sarebbe stabilizzato sopra il 5.0%, e che l’IA sarebbe stata accusata di annichilire tanto l’industria del Software quanto l’intero genere umano; avremmo esibito una risata isterica di fronte alla prospettiva di rialzo a doppia cifra percentuale, senza neanche esibire una correzione (al massimo un consolidamento del 9%).
L'unico nervosismo si registra ragionevolmente sul mercato obbligazionario dove il MOVE - la volatilità delle opzioni sui Treasury - è risalito sensibilmente nelle ultime cinque settimane: vale a dire, dalla fatale riunione di Jackson Hole che ha anticipato l'avvio del ciclo restrittivo della Fed.
Significativo rilevare come non si sia manifestato alcun contagio dal reddito fisso al mercato azionario: con il VIX che, a differenza del suo omologo obbligazionario, si mantiene ben al di sotto della media degli ultimi dieci anni.
La domanda che tutti si pongono è: quale dei due mercati è in errore?
hanno ragione gli operatori in titoli di Stato, con il mercato azionario che ostenta una fiducia malriposta?
o come sempre in questi ultimi quattro anni sono nel giusto gli investitori in azioni, e le fibrillazioni del reddito fisso sono destinate a rientrare.
Oppure - novità degli anni Venti dopo un quarto di secolo di correlazione inversa fra azioni a bond - siamo tornati a regime macro vigente dalla fine degli anni Sessanta alla fine degli anni Novanta, e fra Equity e yield obbligazionari la correlazione diretta è definitiva?
Viviamo tempi interessanti...