Il PIL potenziale cala dal 2008. In tutto il mondo, non solo in Italia.

Se non fossimo così insopportabilmente provinciali, ci saremmo accorti che tutto il mondo vede da almeno vent'anni rallentare il ritmo di crescita potenziale dell'economia. Combinazione di declino del tasso di crescita della produttività e fattori demografici, hanno sancito il ripiegamento del PIL potenziale dal +4.3% del 1998 al +2.6% del 2018.

Gli economisti si accapigliano sulle cause del declino della produttività. I demografi mettono in guardia da diversi lustri circa la conseguita gobba nel rapporto fra popolazione attiva e ultra65enni. Ma loro, no: i nostalgici italici puntano il dito contro l'euro. Questa entità in una qualche misura presente nel nostro portafogli e nelle nostre vite; eppure evanescente, astratta e soprattutto non dotata di capacità di replica. E, per questo, facile bersaglio di chi propone soluzioni semplici a problemi maledettamente complessi.

Perché bisognerebbe spiegare come mai il reddito pro-capite in Italia abbia tenuto il passo delle economie occidentali fino al 2008, salvo scivolare nei dieci anni successivi: quando però tutto il mondo ha visto calare la capacità potenziale di espansione del benessere economico.

Cosa facciamo? obblighiamo americani, giapponesi, africani, australiani, indiani, financo latinoamericani; a liberarsi degli euro che non sono in essi?