Un anno fa era chiamato il crollo del mercato. Salito da allora di oltre il 28%.
Ma vi ricordate, giusto un anno fa, l'isterismo legato alla diffusione delle 0DTE?
Erano/sono le "famigerate" Zero Days to Expiration, opzioni con scadenza lo stesso giorno della negoziazione, non di rado poche ore dopo l'acquisto.
Nella stampa finanziaria mainstream (Bloomberg, Reuters, Financial Times, CNBC), l'allarmismo era guidato soprattutto dai grandi strategist di Wall Street. Il termine più cliccato in assoluto era "Volmageddon 2.0", in riferimento al crollo legato alla volatilità di inizio 2018.
Sui social si leggevano commenti apocalittici del tipo:
«La struttura del mercato è rotta. Le 0DTE stanno assorbendo tutta la liquidità. Quando l'S&P romperà un livello chiave, scateneranno l'apocalisse».
Ogni piccolo calo pomeridiano dello 0.5% veniva additato come l'inizio della fine. Oppure, con ironia: «Perché andare a Las Vegas quando puoi perdere i risparmi di una vita sul divano di casa alle 14:30 seguendo i dati sull'inflazione?».
Com'è andata a finire? La classica tempesta in un bicchiere d'acqua.
Negli ultimi dodici mesi lo S&P 500 ha guadagnato circa il 28% (senza considerare i dividendi) e l'indice MSCI World ha fatto persino meglio, segnando un +28.6%.
Il messaggio qual è? Non certo che il mercato azionario sia immune da cali, anche considerevoli.
Ma di sicuro la direzione del mercato non te la rivelerà chi, per mesi, ha alimentato una storia priva di fondamento. È naturale che chi ha perso questo rialzo sia oggi mosso da una paralizzante dissonanza cognitiva, che spinge ad ingigantire i rischi e a sottovalutare le potenzialità. Riconoscere l'errore strategico commesso è spesso troppo lacerante per consentire valutazioni serene e ponderate.
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