La denuncia di Goldman Sachs e il fair value di Wall Street
Ha scosso molti investitori il recente upgrade fornito dal Goldman Sachs sul mercato azionario americano.
La banca americana ha innalzato a 8.000 punti, allineandosi a Deutsche Bank e Morgan Stanley, la proiezione per l'indice S&P500 per fine anno, da una previsione precedente ormai virtualmente raggiunta.
Ma a colpire l'opinione pubblica sono le motivazioni fondamentali addotte: con il benchmark americano che risulta clamorosamente attardato rispetto al monte utili realizzato dalle società quotate in borsa.
Nonostante i 21 record conseguiti dall'indice USA, infatti, le quotazioni sono tuttora mediamente in ritardo del 6% rispetto agli EPS. Nella peraltro poco probabile ipotesi di stabilità dei profitti nei prossimi sette mesi, il rally ulteriore atteso servirebbe a ripristinare l'identità.
Questo conferma la tesi di molti, secondo cui non vi sarebbe identità fra andamento dei mercati e fondamentali. Ma nel senso che le quotazioni sono rimaste indietro rispetto all'economia reale.
Paradossale rilevare come, a fronte di una borsa a doppia cifra per il quarto anno di fila, il Price/Earnings attuale si colloca su livelli più bassi di quelli di inizio 2025.