Ossessione per il debito? o risposta ad una politica monetaria ultra-accomodante?

D'accordo, la Germania pratica una politica fiscale rigorosa. Il rapporto fra debito pubblico e PIL converge verso l'antico parametro di Maastricht del 60% e, secondo le stime, fra quattro anni scenderà al 51%. Si attestava al 75% soltanto cinque anni fa.
È l'ossessione per il debito che guida la politica economica del governo (cinquecento chilometri più a sud si fanno carte false per promuovere una politica opposta).
Una austerità apparentemente incomprensibile.
Ma con una politica monetaria ultra-accomodante, cosa potrebbe mai fare Berlino? stimolare la domanda aggregata aumentando dissenatamente la spesa pubblica?
Secondo la Taylor Rule, il tasso di intervento della politica monetaria in Germania si dovrebbe attestare al 3%.
L'istituto di emissione, a Francoforte, che Berlino condivide con le altre 18 nazioni dell'Eurozona, ha da tempo invece fissato il Refi rate in territorio addirittura negativo: -0.40%. Una politica monetaria espansiva, i cui effetti da anni si scorgono nel mercato immobiliare locale: in netta ripresa, anche se non surriscaldato a livelli di guardia.
All'1.4%, il tasso di inflazione è superiore tanto alla variazione annuale nell'Eurozona (+1.2%), quanto ai saggi che si registrano in Francia (+0.9%) e Italia (+0.8%). Questa divergenza lima la competitività, nel momento in cui il saldo di bilancia corrente incomincia a sgretolarsi.
Sotto questa prospettiva, la riduzione del debito pubblico non appare così strampalata.