Le banche di credito sono sottocapitalizzate: e in termini assoluti, e rispetto alle banche del resto d'Europa.

La differenza fondamentale fra Italia e Francia, è che il sistema bancario transalpino gode di salute relativamente buona, a differenza del nostro.
In Francia il capitale delle banche è cresciuto costantemente. In Italia dalla fine del 2011 in avanti si è registrato uno scollamento, che ha sancito la nostra crisi: pressate dall'esigenza di mantenere i rapporti patrimoniali in ordine, le banche italiane hanno praticamente smesso di erogare nuovo credito. Minori investimenti hanno esasperato il ritmo calante della produttività, zavorrando il PIL potenziale e dunque la crescita effettiva.
In Francia l'erogazione del credito non ha conosciuto soluzione di continuità, e questo ha favorito la ripartenza dopo la recessione europea di inizio decennio.
Anche in Spagna - che pur con noi ha condiviso la discesa agli inferi nel quinquennio 2008-12 - la ripartenza è stata vigorosa, dopo l'iniezione di capitali europei per 50 miliardi di euro: ricapitalizzate le banche, zavorrate dai mutui ipotecari insoluti, il credito è ripartito e a ruota gli investimenti, il reddito, l'occupazione, nuovo reddito e via virtuosando.
Anche il Portogallo, che dall'Europa ha ottenuto un prestito di 78 miliardi di euro per rimettere a posto i conti, è ripartito brillantemente, e ora ostenta un tasso di disoccupazione prossimo al 6%.
L'Italia è un manifesto di ciò che non si deve fare. Se le banche sono paralizzate dall'esiguità del patrimonio rispetto agli impieghi, il credito non affluisce al sistema, gli investimenti si bloccano e l'economia non riparte.
Si può fare peggio di quanto fino ad ora perseguito. Ad esempio, erodendo il pur scarso capitale: con scellerate politiche economiche che erodono la fiducia di imprese e famiglie, spinte dall'incertezza a liberarsi dei titoli di Stato. L'aumento dei tassi genera minusvalenze per le banche, che vanno in credit crunch.
A meno che - idea geniale - si preveda una norma contabile che esonera le banche dal conteggiare le minusvalenze sul portafoglio titoli di proprietà. Il capitale è eroso, fumato; ma si fa finta di nulla. Per ora il governo l'ha prevista soltanto per le BCC. Chissà che ad un certo punto, pressato dalle circostanze, non imponga analoga pratica anche alle banche di maggiori dimensioni.
La realtà però è quella riportata in alto: l'anomalia italiana di un sistema bancario sottocapitalizzato. La priorità di qualunque governo. Sempreché si intenda governare questo sciagurato Paese.