Non è sempre una replica del 2000, o del 2007, o del 2020...
Resto sempre affascinato dalla selezione operata da molti investitori dilettanti: prontissimi ad abbracciare e a condividere improbabili paralleli storici con lugubri epoche passate - «è un nuovo 2000", «no, è una replica del 2007», «macché, stiamo rivivendo il 2020» - trascurando o ignorando confronti a distanza di segno opposto.
Per quello che contano questi sono suggestivi ma volatili confronti.
Ad aprile per esempio qui ho rilevato come il mini-crash fino ad allora sperimentato, stesse fedelmente replicando il quasi bear market di luglio 1998: nella profondità, nella morfologia, in ciò che lo precedette e - ora lo possiamo dire - in ciò che ne è seguito.
Ma non si tratta dell'unico confronto a distanza di segno benigno.
Qui si vede chiaramente come il 2025 stia fedelmente replicando la fase precedente e successiva il minimo di Wall Street di giugno 2003: persino "le virgole" assomigliano...
Fra l'altro, il confronto a distanza suggerirebbe un consolidamento laterale per le prossime settimane - previsione su cui concordo - prima del ripristino del rialzo con i primi freschi autunnali.
È pacifico che questi paralleli storici cessano ad un certo punto di funzionare: di solito, quando massima è l'attenzione nei loro confronti. Ci va di lusso che nessuno se ne sia ancora accorto, tranne ovviamente gli abbonati al Rapporto Giornaliero ed ora i pochi che mi seguono qui su LinkedIn.
Quando eventualmente questi confronti a distanza dovessero diventare mainstream, condivisi dalla massa; ecco, soltanto allora il bull market avrà inaugurato l'ultimo atto.