Tutti gli stati dell'Eurozona hanno migliorato negli anni l'efficienza produttiva: il costo del lavoro per unità di prodotto essendo sceso in Francia, in Olanda, nonché in Spagna e Portogallo. Be', tutti tranne uno: l'Italia.

E mentre si discute se questa manovra del governo favorirà finalmente la crescita, o affosserà definitivamente l'Italia, se è fatta per aiutare il popolo, o per stroncare il popolo; i luridi numeri ci riportano impietosamente alla realtà. E ci permettono di sottolineare che da questo punto di vista nessuno degli ultimi governi si è distinto in positivo.
Da quando nel 1999 è nato l'euro - ora maggiorenne - la perfida Germania è passata attraverso un duro processo di ristrutturazione che ad un certo punto le ha consentito di tagliare i costi del lavoro - il più rilevante costo della produzione - del 20%, prima di iniziare a concedere rinnovi salariali superiori al tasso di inflazione.
Giova ricordare per l'ennesima volta che tagliare il costo del lavoro per unità di prodotto non vuole dire ridurre i salari: potendosi contenere il cuneo fiscale ovvero - soprattutto - migliorare la produttività per addetto.
Naturale che questo miglioramento dell'efficienza abbia prodotto l'incremento delle quote di mercato e un surplus di bilancia commerciale: se posso vendere allo stesso prezzo una Mercedes Classe A o una Lancia Musa, grazie alle efficienze produttive; un consumatore avrà pochi dubbi.
Ovviamente, questa dinamica ha giovato ai saldi commerciali. Non è un caso che la Germania abbia accumulato nel tempo un invidiabile surplus di bilancia corrente.
La notizia è che tutti gli altri stati dell'Eurozona hanno migliorato negli anni l'efficienza produttiva: il costo del lavoro per unità di prodotto essendo sceso in Francia, in Olanda, nonché in Spagna e Portogallo.
Be', tutti tranne uno: l'Italia. In Italia per produrre si sostengono gli stessi costi del 1999. È naturale che la perdita di competitività si traduca in erosione di quote di mercato e in deficit di bilancia corrente, per il cui riequilibrio è necessario o una svalutazione del cambio in termini reali effettivi (e c'é andata bene), o una svalutazione interna.
Ma poi arrivano Salvini e Di Maio, e ci spiegano che la soluzione per uscire dalla crisi è appesantire il bilancio dello stato elargendo mancette e gonfiando ulteriormente la spesa corrente e improduttiva.
Si avvicinano le elezioni. Per parlare di ristrutturazioni economiche c'é sempre tempo...