Nessuna assoluzione facile, ma i media finanziari hanno le loro colpe.
Il nuovo massimo storico di ieri a Wall Street - sono 21 da inizio anno i record - porta in doppia cifra la performance YTD dello S&P500, facendo entrare Wall Street in un club mondiale ristretto che annovera altre otto piazze nel G30 dal saldo superiore al +10% rispetto al 2025.
Dal minimo di ottobre 2022 sono passati quasi 44 mesi.
Se il corrente bull market replicasse la media post-bellica, questa esperienza si concluderebbe a novembre del prossimo anno.
Ma si può sempre fare meglio...
Risale a giugno 2023 il momento della formalizzazione del mercato Toro, con lo S&P500 che in quel momento conseguiva un guadagno superiore al 20% dai minimi, ossequiando la convenzione sulla definizione dei bull market.
Ricordo benissimo che già allora si parlava di mercato speculativo, di bolla prossima ad esplodere, di crisi finanziaria imminente, di fondamentali slegati dall'economia reale.
Per fortuna dispongo di memoria buona, ma di un eccellente database.
All'epoca - come prima, come dopo - sui siti finanziari imperversava la denuncia di una sopravvalutazione denunciata dal Buffett Indicator. Sapete tutti di che si tratta, non occorre soffermarcisi.
Il fatto è che allora lo S&P500 quotava meno di 4.300 punti, e meno di tre anni dopo avrebbe guadagnato altri 3.000 punti.
Non per elargire pelose assoluzioni all’investitore medio, ma la divulgazione finanziaria a mezza stampa e social, ha la sua parte di responsabilità nell'aver inchiodato un'ampia fetta di investitori alla paralisi operativa.
Queste massicce plusvalenze non saranno infinite. Ma torneranno comode quando presto o tardi (più tardi che presto) il periodo delle vacche grasse finirà.
Nel frattempo, godiamoci questi tempi interessanti, e mettiamo fieno in cascina.