Lunedì scorso il temuto segnale.
Sul Rapporto Giornaliero nelle settimane passate ci siamo occupati dei "marcatori del bear market". Segnalatori di un disagio che trasforma fisiologici consolidamenti in correzioni estese e/o prolungate, se non peggio.
Nonostante i timori per il Private Credit/Equity e per i contraccolpi dell'IA sulle società più vulnerabili a questa innovazione, gli spread creditizi sono rimasti abbastanza stabili fino all'inizio del mese, con un ispessimento del premio per il rischio abbastanza tollerabile.
Il CDX è l'indice sintetico che media i Credit Default Swap. In questo caso relativo alle emissioni americane, di rating "investment grade", e sui cinque anni. Il premio pagato per la copertura dal rischio teorico di insolvenza è misurato in punti base.
Storicamente il mercato azionario entra in una fase potenzialmente turbolenta e minacciosa, quando il CDX.NA.IG.5y si spinge oltre i 60pb, qui in termini medi a 5 giorni (una settimana). La soglia che attiva i "recettori del dolore" degli investitori è stata superata lunedì scorso, e non è un caso che i realizzi finora controllati sul listino americano, abbiano conosciuto da allora una certa accelerazione.
Tale soglia è stata analogamente sfondata il 2 marzo 2020 e il 28 gennaio 2022. Anche l'anno scorso fu registrato questo infausto superamento, il 1° aprile 2025, ma il TACO successivo rimise le cose al loro posto (non prima però di aver sfiorato un formale bear market a Wall Street).
Il modello di asset allocation di AGE Italia è andato in sottopeso di Equity (ai minimi dei passati dieci mesi - due settimane fa, e venerdì ha segnalato un ulteriore taglio all'esposizione in azioni, come segnalato in apposita sede.