I pronunciamenti hawkish si sono intrecciati ieri con il perdurante storno del settore tecnologico, con i semiconduttori ad un passo dalla definizione formale di bear market, e con il Nasdaq che minaccia la parete inferiore della congestione triangolare.

Il “mostro a due teste” intimorisce gli investitori. Il conflitto nel Golfo Persico mantiene sostenute le quotazioni del petrolio, con il Brent risalito da 70 ad 85 dollari per barile. Al contempo, nonostante le rilevazioni confortanti del CPI e del PPI di luglio, i banchieri centrali americani si restano quantomai guardinghi, se non palesemente ostili: «non siamo dove vorremmo essere», con riferimento all’inflazione; oppure «l’inflazione non è mai soltanto una questione di offerta», alludendo alla necessità di inasprire anche quando la domanda è depressa dal rincaro del greggio. E ancora: «se l’inflazione non dovesse flettere spontaneamente verso il 2.0%, si renderà necessario qualche restringimento di politica monetaria». Più chiaro di così...

I pronunciamenti hawkish si sono intrecciati ieri con il perdurante storno del settore tecnologico, con i semiconduttori ad un passo dalla definizione formale di bear market (-19%), e con il Nasdaq che minaccia la parete inferiore della congestione triangolare delle ultime settimane. Riaffiorano i soliti timori, con gli investitori che si interrogano se i massicci investimenti si tradurranno in profitti, annota e riporta Bloomberg.
Tecnologia a parte, tutto il resto del mercato gode di ottima salute. Lo S&P500 equiponderato ha chiuso ieri ad un nuovo massimo storico, idem ha fatto la Advance-Decline Line. Ben 370 società su 500 dell’indice hanno terminato la seduta in rialzo, analogamente hanno fatto 9 settori su 11; con finanziari, Health Care e industriali (in particolare trasporti) ancora sugli scudi. Le società sopra la propria media mobile a 200 giorni convergono verso il 70% del totale: l’ampiezza più consistente da febbraio.
Più che altro assistiamo ad una benvenuta rotazione settoriale, con un comparto salito molto che cede la leadership al resto del mercato.

Non è il caso però di lasciarsi andare ad una lettura compiacente del flusso giornaliero di dati. Abbiamo superato l’asticella temporale di metà luglio, per cui siamo perfettamente consapevoli che il momento stagionale più propizio è per ora alle spalle. Conferme giungono dalla lettura inedita del ciclo presidenziale, che quest’anno ha agito con fattore -1: il massimo di mercato atteso idealmente il 14 di questo mese, è puntualmente giunto, con le borse che si potranno concedere ora un meritato consolidamento, prima di riprendere la strada del rialzo.
Nell'aggiornamento di metà anno del 2026 Yearly Outlook abbiamo tracciato la prospettiva dei mercati fino alla fine dell'anno, una volta terminato l'atteso consolidamento inaugurato come da attese a metà di questa settimana.