Continua la fuga degli investitori dalle plusvalenze di borsa.

A partire dal 2020 il mercato obbligazionario USA "di qualità" (Treasury, corporate "Investment grade" e Agency MBS) ha messo a segno una performance complessiva del +5.8%, includendo le cedole nel frattempo staccate.

Fa un ritorno medio composto annuo del +0.89%. Drammaticamente al di sotto dell'inflazione, con lo yield a trent'anni che adesso minaccia di infranere anche la soglia psicologica del 5.0%.

Nello stesso arco di tempo, il mercato azionario americano ha conseguito una performance del +152%, sempre in termini total return. Equivale ad una performance media annualizzata del +15.65%.

Nessuno vuole vedere la fanfara celebrare per strada i guadagni messi a segno da una avveduta minoranza di investitori refrattari al condizionamento esogeno prodotto dai media finanziari alla ricerca disperata di una perduta verginità, e da blog/social alla ricerca spasmodica di qualche click salvavita.

Quando ciò avverrà, la festa sarà prossima a conclusione. Lunga vita agli Orsi.

Ma l'esame dei flussi rivela un posizionamento finora drammaticamente sbagliato. Dal 2020 ad oggi i fondi comuni americani hanno fatto registrare una raccolta netta positiva per quasi mezzo trilione di dollari da parte dei fondi obbligazionari: nonostante le cocenti delusioni, gli investitori hanno creduto che gli anni Venti fossero un'infelice parentesi, e che fosse dietro l'angolo un ritorno agli spensierati decenni passati. Non avverrà mai.

Di converso, i fondi comuni azionari hanno sperimentato una drammatica emorragia: oltre 4.2 trilioni di dollari di deflutti netti, in poco più di sei anni, nonostante un bull market generazionale.

Moltissimi investitori hanno detto no alle plusvalenze, come qualche altro ingenuo pensa di dire no al colesterlo ingurgitando un po' di latte arricchito di fermenti.

Una prolungata dissonanza cognitiva che fra alcuni decenni sarà studiata sui banchi delle principali facoltà di psicologia.